Zebratura: solo comunicazione?

Molti di voi avranno sicuramente visto più e più volte documentari che hanno come soggetto la savana e la sua fauna. Fra le varie immagini di leoni e gazzelle vi sarà certamente capitato di vedere quelle delle zebre, bellissimi animali, affascinanti soprattutto per quel loro manto così particolare. Ma per quale motivo si può essere evoluta questa zebratura? Vediamo di saperne un po’ di più….

Esistono 3 specie di zebre: Zebra Imperiale o di Grevy, la Zebra di Montagna e la Zebra Comune o di Burchell ed ognuna differisce dall’altra proprio per le strisce del manto che, però, possono divergere anche fra individui della medesima specie e, addirittura tra il lato destro e quello sinistro dello stesso animale! Proprio per questo motivo, una delle ipotesi che nel tempo sono emerse riguardo questo argomento è che la particolare striatura sia una specie di “carta d’identità” dell’animale che può così essere riconosciuto dai conspecifi. La particolarità è che il pigmento nero, responsabile del colore delle strisce, non si trova sulla pelle ma nei follicoli piliferi e il pelo spunta 6 mesi dopo il concepimento. Quindi, si può pensare che, inizialmente, tutti gli individui abbiano la medesima spaziatura fra le strisce e che soltanto in seguito ad una crescita embrionale diversa si ottengano striature più o meno spesse.

A queste striature, come accennavo precedentemente, sono stati attribuite molte funzioni: 1) mimetismo antipredatorio 2) funzione di termoregolazione 3) difesa contro i parassiti.

La prima ipotesi suggerisce che le striature rendano l’animale, all’apparenza, più grande, questo farebbe sì che i predatori, nell’atto di saltare sulla preda, non riecano a prendere bene le distanze e quindi falliscano nella caccia; tuttavia, come specificato nell’articolo di Ruxton del 2002 le zebre non hanno predatori che preferenzialmente cacciano saltando subito sulla preda e quindi questa ipotesi non è più ritenta così attendibile. Inoltre, anche l’idea che il manto possa “confondere” i predatori (che non riuscirebbero a distinguere un singolo individuo nella massa di strisce) è stata accantonata perché  il tasso di predazione sulle zebre non è così nettamente inferiore rispetto a quello su altri animali che non possiedono le strisce. Poco accoglimento, nel mondo scientifico, è stato trovato anche dalla teoria che queste striature possano servire agli individui per mimetizzarsi con l’erba alta in quanto è stato osservato che le zebre, in presenza di un predatore, non tendono a nascondersi ma prediligono fare gruppo e continuare a pascolare.

(Google immagini)

Zebratura (Google immagini)

La seconda ipotesi, afferma che l’alternanza dei colori bianco e nero serva per regolare l’assorbimento della luce del sole e quindi a regolare anche la temperatura corporea ma, questa teoria è messa in dubbio dalla presenza dell’asino africano del Nord, privo di barratura e da quella della zebra di montagna, nell’Africa del sud, al contrario molto barrata.

Senz’ombra di dubbio, l’ipotesi più suggestiva è quella avanzata, nel 1981, dal ricercatore Waage; secondo quest’ultimo, infatti, il manto delle zebre potrebbe essere il risultato adattativo di una forma di difesa conto l’attacco della mosca tze-tze. Questi parassiti, infatti, causano infezioni molto dannose alle loro prede e ciò potrebbe essere un motivo abbastanza importante per rendere possibile questo tipo di evoluzione. In effetti è stato osservato che le zebre risultano avere una frequenza di attacco da parte di queste mosche molto inferiore rispetto ad ungulati che pascolano loro accanto; studi condotti per testare questa ipotesi hanno dimostrato che i colori uniti e nitidi come il bianco o il nero attirano maggiormente gli insetti rispetto a quanto facciano mantelli striati. Waage ha supposto che ciò sia dovuto al fatto che le bande potrebbero sfocare, a distanza, il bordo del corpo degli animali oppure potrebbero creare l’illusione di una zebra grigia, di certo meno contrastante con l’ambiente circostante. Lo scienziato ha inoltre notato che la Zebra di Burchell, la quale ha una distribuzione simpatrica con la mosca tze-tze, è quella che ha una bordatura delle strisce molto più marcata rispetto alle altre specie di zebra, questo confermerebbe ulteriormente la sua teoria.

Naturalmente le ricerche continuano e il problema della striatura delle zebre rimane tutt’ora un problema aperto, tuttavia ritengo importante che si sappia a quali conclusioni hanno condotto gli studi fino ad oggi effettuati.

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Fonti:

  1. Ruxton, G. D. 2002. The possible fitness benefits of striped coat coloration for zebra. Mammal Review 32:237-2
  2. Waage, J.K. 1981. How the Zebra Got its Stripes-Biting Flies as Selective Agents in the Evolution of Zebra Coloration. Journal of the Entomological Society of Southern Africa 44:351-358
  3. http://www.summagallicana.it/Volume1/primo_volume.htm
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4 risposte a Zebratura: solo comunicazione?

  1. Manuela Kiko ha detto:

    Sinceramente, sono rimasta stupita e un pò imbarazzata dal non essermi fatta certe domande :P

  2. Manuela Kiko ha detto:

    Mi devi dire però come ti è venuto in mente… :)

    • Maria Cipollini ha detto:

      Grazie mille! :) Sul come mi è venuto in mente ti posso rispondere nel modo più scontato…studiando…. siccome mentre preparavo l’esame di comunicazione mi era rimasto impresso questo argomento, poichè per me risultava totalmente nuovo, ho pensato di approfondire le ricerche e scriverci qualcosa sopra perchè, probabilmente, come me allora, molte persone non si sono mai interrogate sul perchè di un mantello così particolare…

  3. Manuela Kiko ha detto:

    Spettacolare Articolo! :) Complimenti Maria!

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