Patrimonio Immateriale dell’Umanità Unesco: la nostra dieta mediterranea

La parola “dieta” fa pensare a molte persone ad un periodo di restrizione alimentare, privazione. Quando si avvicina la bella stagione “ci mettiamo a dieta”, e spesso la parola dieta si accompagna nel linguaggio comune ad aggettivi come “ferrea”, “stretta”…

Eppure in origine il termine dieta, dal greco dìaita, significava regime di vita. La nostra alimentazione infatti, oltre a soddisfare le esigenze fisiologiche dell’organismo, è influenzata da innumerevoli fattori: si armonizza con la sfera psicologica e relazionale, aderisce alle tradizioni territoriali e fa parte della cultura e della storia di un popolo. Si adegua all’età, al sesso, al tipo di attività svolta, al clima e alle condizioni di salute.

Un esempio di dieta (www.my-personaltrainer.it)

Un esempio di dieta (www.my-personaltrainer.it)

Alimentarsi correttamente vuol dire adottare una dieta che sia in grado di soddisfare i propri bisogni fisiologici, sia dal punto di vista qualitativo che quantitativo. Il concetto di alimentazione è anche legato quello di dietologia, cioè lo studio dei fabbisogni nutritivi dell’uomo che tradotti in generi alimentari possono determinare una nutrizione idonea e adeguata. Essa comprende la distribuzione e la combinazione degli alimenti nella razione alimentare, il numero e il ritmo dei pasti, le modalità di cottura e di presentazione dei cibi.

Una delle diete dell’umanità che notoriamente offre i maggiori benefici per l’uomo è la famosa dieta mediterranea. Essa è diventata il 17 novembre 2010 Patrimonio Immateriale dell’Umanità Unesco. Fu scoperta da uno scienziato americano, Ancel Keys, che per primo notò una bassa incidenza delle malattie coronarie e minor mortalità per cardiopatie ischemiche (infarti) nei paesi mediterranei rispetto a quelli che fanno maggior uso di cibi grassi saturi. Scoprì per primo che largo consumo di cereali, legumi, ortaggi e frutta, quantità minori di pesce e carne, piccole dosi di olio d’oliva e dolci erano i dettami per la dieta ideale. Non a caso Keys visse ben cent’anni (1904-2004).

Eppure ci si chiede se veramente gli italiani adottano la dieta mediterranea.

In occasione del XIV Corso Nazionale ADI – Associazione di Dietetica e Nutrizione clinica che si è tenuto a Roma dal 9 al 12 novembre di quest’anno, sono stati presentati i dati della terza edizione dell’Osservatorio ADI – Nestlé. Lo studio rappresenta una delle più complete indagini mai effettuate nel nostro Paese sullo stato di forma fisica e sulle abitudini alimentari della popolazione e si è focalizzato sul rapporto degli italiani con la dieta mediterranea.

I risultati mostrano come il 15% della popolazione sia obeso, il 29% sovrappeso, e che i principi base della dieta vengano rispettati solo dal 56%  degli italiani. Il 71% delle persone non consuma legumi da 2 a 4 volte la settimana come dovrebbe, né frutta (41%) e verdura (54%) tutti i giorni.

Solo il 16% della popolazione ha l’abitudine di effettuare 5 pasti quotidiani (oltre a colazione pranzo e cena spuntino mattutino e merenda). Un italiano su 10 consuma pasti veloci tutti i giorni e il 49% della popolazione lo fa almeno due volte la settimana.

Tutte queste cattive abitudini più che della scarsa informazione alimentare sono a mio avviso complici dei ritmi frenetici della società contemporanea, non dedicando cura, tempo e attenzione ai nostri pasti rischiamo però di rimetterci in salute.

Fonti:

  1. ANSA.
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2 risposte a Patrimonio Immateriale dell’Umanità Unesco: la nostra dieta mediterranea

  1. Mark Someson ha detto:

    I like mediterrean diet. All that oil and bread and pasta are wonderful!

  2. Masoni ha detto:

    Concordo sull’importanza della dieta mediterranea. In tutto il mondo non ho visto dieta più salubre della nostra. Molti paesi ci provano, ma noi riusciamo!

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