Lo squalo toro

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Acquario di Valencia (Corinna Onori)

Cari lettori, durante queste vacanze natalizie ho avuto la fortuna di poter ammirare il bellissimo Oceanografico di Valencia, il più grande acquario d’europa. Tante creature magnifiche vivono nei nostri mari ma tra le tante ho scelto di fotografare e approfondire qui per voi un animale che spesso fa anche un po’ di paura e cioè lo squalo toro. Questo vertebrato fa parte del super ordine dei Selachimorpha, sono pesci cartilaginei predatori, di dimensioni medio-grandi, con potenti mascelle, più noti come squali o pescecani.

Il nome scientifico dello squalo toro è Carcharias taurus, il suo corpo è massiccio di lunghezza fino a 320 centimetri, colore del dorso è grigio-bruno con macchie irregolari bruno-rossastre sui fianchi . Ha due larghe pinne dorsali, la seconda più piccola, pinne pettorali poco sviluppate, ha la tipica coda caudale eterocerca e una pinna anale ben sviluppata. I denti sono lunghi ed aguzzi, con una punta centrale ed un’unica cuspide bi-laterale, sono simili in mandibola e mascella.

Il suo habitat è marino costiero, nuota alle profondità di 10-60 metri, lo troviamo in tutti gli oceani. Vive in media 20-30 anni. Spesso va a caccia di notte e non si allontana di più di un chilometro dal luogo di aggregazione. Le sue prede sono costituite da pesci, razze, squali, crostacei e cefalopodi. E’ uno squalo che si adatta bene alla vita e riproduzione in acquario.

Come la maggior parte degli squali anche lo squalo toro ha riproduzione ovovivipara, l’embrione trae nutrimento dal tuorlo dell’uovo e poi da fluidi secreti dalle ghiandole della parete dell’ovidotto (noti come latte uterino) e, spesso, anche dal sacco vitellino. Durante tutta la fase di crescita dell’embrione l’uovo rimane all’interno dell’ovidotto. Quando il piccolo nasce è già in possesso di tutte le sue funzionalità. Alcune specie praticano l’oofagia: in questi casi il primo embrione ad attecchire si ciba delle uova rimanenti all’interno dell’ovidotto. Si ritiene che questo meccanismo di sopravvivenza sia diffuso tra tutto l’ordine dei Lamniformes, di cui fa parte anche lo squalo toro. In questa specie però il meccanismo dell’oofagia si è ancora più evoluto, infatti l’embrione dominante si ciba degli altri embrioni ancora in fase di sviluppo in un processo noto come cannibalismo intrauterino. 

I pesci cartilaginei diversamente dai pesci ossei non hanno la vescica natatoria per regolare il galleggiamento. Lo squalo toro ha inoltre una strategia di galleggiamento che differisce dagli altri squali. Lo squalo toro infatti ingoia in superficie grandi quantità d’aria e la conservano nello stomaco che ha quindi la stessa funzione della vescica natatoria. Le altre specie di squali invece producono nel fegato un olio ricco di idrocarburi saturi chiamato squalene, la gravità specifica di questo olio è minore della gravità specifica dell’acqua ciò permette agli squali di poter nuotare vicino alla superficie dell’acqua.

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Una risposta a Lo squalo toro

  1. Goethe Silvia ha detto:

    Brr… mi fanno venire i brividi gli squali…

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