Parassita o simbionte? Il crostaceo-lingua.

In natura la sopravvivenza spesso non è una conquista che si ottiene solo con le proprie forze. La selezione naturale, infatti, da sempre premia strategie in cui la pluralità gioca un ruolo chiave: dallo stile di vita gregario di molti animali a quello coloniale di forme di vita inferiori fino ad arrivare a specializzazioni estreme come la composizione tissutale e pseudotissutale da parte di semplici cellule. La stessa pluralità può instaurarsi tra organismi di specie, classi e addirittura regni differenti dando luogo a interazioni, stabili nel tempo e ricorrenti nel corso delle generazioni, che divengono, infine, caratteristiche biologiche proprie degli organismi che ne sono protagonisti.

Forme di simbiosi (Google immagini)

Ne sono un esempio la simbiosi* e il parassitismo*. Con il primo termine (dal greco “sumbiosis” vivere insieme) definiamo generalmente una relazione stretta tra due organismi che traggono dalla convivenza un mutuo vantaggio come nel caso delle associazioni tra le radici delle leguminose e i batteri fissatori di azoto del genere Rhizobium, dei licheni formati da un fungo le cui ife proteggono un core di alghe fotosintetizzanti e dei batteri che compongono la flora batterica degli organismi superiori. Con il secondo (dal greco “paraxitos” mangiare insieme) si indica invece specificatamente un’associazione in cui una delle due forme di vita coinvolte (parassita) riceve un vantaggio a spese di un’altra (ospite) procurandole un danno più o meno grave talvolta fino ad arrivare alla morte (virus, batteri, pulci, zecche, vischio…), in particolare il danno è tanto più grave quanto meno il parassita è specializzato nei confronti del proprio ospite, dato che la morte di quest’ultimo risulta, di fatto, un evento svantaggioso per entrambi.

Ovviamente in natura esistono sfumature che tendono a sfuggire alla classificazione umana… ne è un esempio un simpatico crostaceo appartenente all’ordine degli isopodi,  famiglia Cymothoidea cui appartengono numerosi parassiti branchiali dei pesci ossei: il Cymothoa exigua detto “tongue eating louse” (trad. “pidocchio mangialingua”). Il nomignolo deriva dalla discutibile attitudine di questo invertebrato di parassitare i propri ospiti procurando loro un danno irreparabile: la perdita della lingua.  La femmina del C. exigua, infatti, una volta giunta all’interno delle branchie del pesce, anzichè permanervi, come molti suoi cugini,  prosegue fino alla cavità orale dell’ospite e si arpiona alla base della sua lingua, traendo nutrimento dai vasi linfatici fino a causarne la completa atrofia. E fin qui, a parte la penosa ripercussione sull’alimentazione del parassitato, niente di insolito: tutto rientra nelle dinamiche comuni alle parassitosi meno specialistiche. Il nostro mangiatore di lingue, tuttavia, non si ferma qui e offre, in seguito a questa fase, uno dei più stupefacenti adattamenti esistenti nel mondo dei parassiti: esso infatti si  innesta sul muscolo linguale del suo ospite che in tal modo può “muoverlo” in maniera del tutto volontaria come una vera e propria lingua ricominciando così a deglutire il cibo. Il Cymothoa, dal canto suo, volgendo il capo verso l’apertura buccale dell’ospite, può trarre nutrimento dalle particelle di cibo in essa canalizzate e dal proteico muco buccale.

isopode e particolare della lingua (Google immagini)

Questa particolare parassitosi risulta estremamente interessante non solo perchè è l’unica forma nota in cui il parassita sostituisce la porzione del corpo dell’ospite da lui stesso danneggiata ma anche perchè, nella sua dinamica, essa cristallizza una serie di aspetti molto utili per comprendere come possa essere maturata e selezionata nel tempo la specificità di un parassita rispetto al proprio ospite d’elezione e come, ancora, una parassitosi possa infine trasformarsi in una sorta di simbiosi. Infatti a partire da una parassitosi pura, comune nel genere Cymothoa, si passa in questa sola specie ad una forma di relazione quasi simbiontica una volta che la lingua del pesce è stata perduta, ibridizzando i due tipi di relazione tra organismi. Inoltre, la collocazione sesso-specifica della femmina (lingua) rispetto al maschio (branchie) nell’ospite e il fatto che alcune (poche) femmine anzichè cibarsi di detriti e muco continuino a cibarsi del sangue del muscolo linguale sul quale si innestano, ci fanno intuire i passaggi-chiave della selezione di questa specializzazione (evidentemente ancora in divenire) e il ruolo fondamentale in essa rivestito da dimorfismo comportamentale dei sessi e garantismo nei confronti della buona salute dell’ospite.

Insomma, un fenomeno chiave su cui poter basare gli studi sulle dinamiche della selezione naturale su questo tipo fondamentale di rapporto tra forme di vita.

*Revisioni terminologiche recenti individuano col termine simbiosi qualsiasi rapporto stretto tra due organismi distinguendo al suo interno relazioni sia di tipo positivo (mutualismo, commensalismo…), che negativo (parassitismo, simbiosi antagonistica…). Tuttavia comunemente anche in ambito scientifico è utilizzato il termine simbiosi per indicare associazioni implicitamente positive per entrambi gli organismi interagenti ed in questo senso è stato utilizzato e spiegato in questo articolo.

Fonti:

  1. “Il nuovo Medicina e Biologia” dizionario Zanichelli
  2. http://news.bbc.co.uk/2/hi/europe/jersey/8246001.stm
  3. Richard C. Brusca (1981). “A monograph on the Isopoda Cymothoidae (Crustacea) of the Eastern Pacific” . Zoological Journal of the Linnean Society 73 (2): 117–199.
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Una risposta a Parassita o simbionte? Il crostaceo-lingua.

  1. Manuela Kiko ha detto:

    :[] brrrrr

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