Lo studio del legame di attaccamento nei mammiferi (parte 1: uomo)

Sicuramente molte volte abbiamo sentito dire, o abbiamo detto noi stessi, frasi come “quel bambino è molto attaccato alla madre”… “siamo molto attaccati”… Ma qual è il significato di “attaccamento”?

La scorsa settimana abbiamo pubblicato un breve articolo su Relazione cane-uomo: il proprietario come base sicura per il cane, nel quale si è parlato dell’attaccamento del cane all’uomo. Con l’articolo di oggi vediamo come è iniziata la storia dello studio del legame di attaccamento…

il  bambino gioca autonomamente nella stanza (fonte:www.open.edu/openlearn/)

il bambino gioca autonomamente nella stanza (fonte:www.open.edu/openlearn/)

Per lo psichiatra inglese J. Bowlby (anni ’50 del 1900) la tendenza a sviluppare un attaccamento verso un particolare individuo – di solito la madre – è una caratteristica specifica di qualunque mammifero. Questo perché ha un valore adattativo: la sua funzione è quella di garantire la difesa e la sopravvivenza del piccolo. Bowlby, per le proprie ricerche, si avvalse dei contributi della psicologa statunitense M. Ainsworth, che definiva il legame di attaccamento “un particolare legame affettivo, che un soggetto stringe con un altro individuo, un legame che li unisce nello spazio e nel tempo”. I due studiosi individuarono varie fasi nel processo di formazione del legame ad una figura di attaccamento: per quanto riguarda la specie umana, tra i 2 e gli 8 mesi il bambino comincia ad orientarsi verso la persona che maggiormente è in grado di alleviare il senso di sconforto e mostra comportamenti volti a mantenere il contatto (effetto mantenimento del contatto). Poco dopo compare l’effetto rifugio sicuro: il piccolo che si trova in una condizione di disagio emotivo o fisico accetta il conforto se è la figura di attaccamento a intervenire per soccorrerlo. Successivamente il bambino manifesta protesta alla separazione e ansia da separazione se allontanato dalla figura allevante. Infine, dai 18 mesi in poi, si consolida l’effetto base sicura, cioè la figura di attaccamento diventa una base dalla quale partire – e tornare – per esplorare il mondo esterno. Ovviamente le varie fasi non sono rigidamente separate nel tempo e possono anche essere presenti nello stesso momento. In particolare la base sicura, secondo la Ainsworth, è il fattore primario che caratterizza l’attaccamento: se il bambino ha un punto di riferimento che gli dà sicurezza, sarà capace di esplorare il mondo ed affrontare le sfide e le opportunità presenti nell’ambiente.

M. Ainsworth elaborò anche un curioso ma valido test comportamentale, utilizzato tutt’oggi, utile per definire diverse categorie di attaccamento dei bambini alla madre. Questo test prende il nome di “Test della Strana Situazione di Ainsworth” (“Ainsworth Strange Situation Test” = ASST) ed è costituito da varie fasi (episodi) che prevedono separazioni e ricongiungimenti con la madre; il test si svolge in un ambiente nuovo per il bambino e c’è anche l’incontro con una persona estranea al bambino.

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I comportamenti mostrati dal bambino verso la madre e in sua assenza, verso l’estraneo e verso gli oggetti dell’ambiente vengono registrati. Esempi dei comportamenti sono: mantenere il contatto fisico con la madre, lasciarsi consolare dalla madre dopo un momento di paura o di ansia, piangere quando la madre è assente, giocare con l’estraneo ed esplorare l’ambiente quando la madre è presente. Sulla base dell’analisi di questi comportamenti i soggetti vengono inseriti nelle tipologie di attaccamento: Sicuri, Insicuri-ansiosi ambivalenti/resistenti, Insicuri-ansiosi evitanti, Disorganizzati.

Al di là delle rigide categorizzazioni introdotte da questi autori, la comprensione delle caratteristiche di questo legame, della sua funzione e dell’influenza sullo sviluppo della persona è risultata molto importante per la psicologia dell’evoluzione e la sociologia. Infatti ancora oggi molti autori conducono studi e formulano teorie sull’attaccamento, non solo riferendosi al legame bambino-madre ma anche al legame tra figli e padri, tra famigliari, tra partner, tra individui dello stresso gruppo sociale.

 Fonti:

  1. AINSWORTH M.D.S., 1969. Object relations, dependency, and attachment: a theoretical review of the infant-mother relationship. Child Development, vol. 40, pp. 969-1025.
  2. AINSWORTH M.D.S. e BELL S.M., 1970. Attachment, Exploration, and Separation: Illustrated by the Behavior of One-Year-Olds in a Strange Situation. Child Development, vol. 41, pp. 49-67.
  3. ATTILI G., 2007. Attaccamento e costruzione evoluzionistica della mente. Normalità, patologia, terapia. Raffaello Cortina Editore, Milano (Italia).
  4. BOWLBY J., 1989. Una base sicura. Applicazioni cliniche della teoria dell’attaccamento. Raffaello Cortina Editore, Milano (Italia).
  5. MAIN M. e MORGAN H., 1996. Disorganization and Disorientation in Infant Strange Situation Behavior. Phenotypic Resemblance to Dissociative States. In: Handbook of Dissociation. Theoretical, Empirical, and Clinical Perspectives. Michelson L.K. e Ray W.J. editori.  Plenum Press, New York (NY).
  6. WATERS E. e SROUFE L., 1983. Social Competence as a Developmental Construct. Developmental Review,  vol. 3, pp. 79-97.
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