I segnali calmanti nel cane: alcune informazioni utili tra teoria e pratica

Il cane ha una grande abilità nel comunicare con i propri simili e anche con l’uomo. Alcuni segnali visivi, come movimenti e posizioni del corpo, sono utilizzati dal cane in situazioni di stress e/o paura. Sulla base delle proprie osservazioni sui cani, Turid Rugaas ha parlato di “segnali calmanti”: questi sono usati dal cane per comunicare la sua volontà di non belligeranza quando percepisce il comportamento altrui come minaccioso o ostile (hanno funzione preventiva, perché servono a evitare il conflitto) oppure, se l’animale si trova già in una situazione spiacevole, sono usati per scaricare lo stress e calmare la paura. I segnali descritti da Rugaas sono: girare la testa; distogliere lo sguardo; socchiudere gli occhi; voltarsi di lato o di spalle; leccarsi il naso; immobilizzarsi; muoversi lentamente; inchino di gioco; sedersi; sedersi dando le spalle all’altro; stare in decubito sternale; sbadigliare; annusare per terra; muoversi con traiettoria curva; agitare la coda tenendola bassa; farsi piccoli; leccare il muso dell’altro; sbattere le palpebre; schioccare le labbra; alzare una zampa anteriore; urinare in posizione bassa; mettersi in mezzo (cioè un soggetto si interpone tra altri due che stanno avendo un’interazione); fingere di ignorare l’altro.

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Rugaas ha definito questi comportamenti come “calmanti” – sottolineando così la loro funzione calmante, ma è importante ricordare che alcuni di essi sono stati riportati da lavori scientifici come manifestazione di uno stato di stress dell’animale, quindi sono conosciuti dalla comunità scientifica come “segnali di stress” (sottolineando il fatto che vengono emessi in situazioni stressanti, senza far riferimento ad una eventuale funzione calmante); fra questi ad esempio sbadigliare, guardare altrove, girare la testa, leccarsi il naso e sollevare una zampa anteriore. Altri comportamenti individuati da diversi autori come indicatori di stress sono lo scuotersi, l’autogrooming (farsi la “toeletta”), il grattarsi, il tremare, il pacing (muoversi avanti e indietro).

Sbadigliare (Google Immagini)

Sbadigliare (Google Immagini)

La lettura e la comprensione di questi segnali – che siano “calmanti” o “di stress” – sono molto utili sia ai professionisti del settore cinofilo che ai proprietari per capire quale sia lo stato emotivo del cane e le sue intenzioni. E’ di fondamentale importanza che le persone conoscano e sappiano leggere questi comportamenti, proprio per comprendere cosa il cane sta comunicando durante le interazioni con gli altri cani e con gli umani. Alcuni di questi segnali possono inoltre essere utilizzati da noi umani quando approcciamo un cane e non vogliamo metterlo a disagio: evitiamo di fissare il cane negli occhi; distogliamo lo sguardo o giriamo la testa se il cane che abbiamo di fronte mostra segni di disagio; diminuiamo le nostre dimensioni corporee, ad esempio sedendoci, per non impaurirlo.

L’ipotesi formulata da Rugaas è che questi segnali possano servire al cane sia per calmare se stesso quando è a disagio sia per calmare gli altri individui. Questa ipotesi però non è stata verificata sperimentalmente e statisticamente (cioè con test ed analisi statistiche specifiche) da Rugaas. Ad oggi sono ancora pochi gli studi che si sono occupati di questo. Nel 2014 Gazzano e collaboratori hanno cercato di verificare se la manifestazione dei segnali definiti calmanti, in interazioni conflittuali tra due cani, possa ridurre il livello di aggressività. L’emissione di questi segnali sembra essere maggiore negli incontri tra cani che non si conoscono rispetto a cani che si conoscono. In particolare vengono emessi segnali quali “distogliere lo sguardo” e “immobilizzarsi”. Inoltre i risultati di questa ricerca sembrano confermare l’ipotesi dell’esistenza nel cane di segnali visivi con effetto calmante sui conspecifici, in grado di ridurre la reattività del ricevente ed impedire un’escalation dell’aggressività sia tra animali che si conoscono sia tra animali tra di loro sconosciuti. E’ possibile che i cani utilizzino questi stessi segnali con scopi analoghi anche durante le interazioni con le persone. Per questo è fondamentale conoscere questi comportamenti e nel contempo sarebbe utile continuare gli studi per dimostrare scientificamente la loro funzione calmante.

Fonti

  1. BEERDA, B., SCHILDER, MBH., VAN HOOF, JARAM., DE VRIES, HW., e MOL, JA., 1998. Behavioral, saliva cortisol and heart rate responses to different types of stimuli in dogs. Applied Animal Behaviour Science 58: 365-381.
  2. BEERDA, B., SCHILDER, MBH., VAN HOOF, JARAM., DE VRIES, HW., e MOL, JA., 1999. Chronic stress in dogs subjected to social and spatial restriction. Behavioral responses. Physiology and Behavior 66: 233-242.
  3. GAZZANO, A., ZILOCCHI, M., RICCI, E., FALASCHI, C., BEDINI, M., GUARDINI, G., e MARITI, C., I segnali calmanti nel cane: mito o realtà? Veterinaria 28: 15-20.
  4. HORVÁTH, Z., IGYÁRTÓ, BZ., MAGYAR, A., e MIKLÓSI, A., 2007. Three different coping styles in police dogs exposed to a short-term challenge. Hormones and Behavior 52: 621–630.
  5. ROONEY, N., GAINES, S., e HIBY, E., 2009. A practitioner’s guide to working dog welfare. Journal of Veterinary Behavior 4: 127-134.
  6. RUGAAS, T., 2005. L’intesa con il cane: I Segnali Calmanti. Haqihana editore, Milano, Italia.
  7. SCHILDLER, MBH., e VAN DER BORG, JAM., 2004. Training dogs with help of the shock collar: short and long term behavioral effects. Applied Animal Behaviour Science 85: 319-334
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